Descrizione
A differenza di molte altre micro-camere dell’epoca che erano poco più che giocattoli, la Mamiya-16 Automatic era uno strumento fotografico serio e completo.
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L’Obiettivo Mamiya-Sekor 25mm f/2.8: Un’ottica di altissima qualità per il formato. L’apertura $f/2.8$ la rende sorprendentemente luminosa, permettendo scatti anche in condizioni di luce non ideali.
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Esposimetro Accoppiato: La parola “Automatic” nel nome deriva dall’esposimetro al selenio integrato che è meccanicamente accoppiato alle ghiere dei tempi e dei diaframmi. Una rarità per macchine di queste dimensioni alla fine degli anni ’50.
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Messa a Fuoco: Nonostante le dimensioni, permette la regolazione della messa a fuoco da circa 30 cm all’infinito, rendendola capace di scatti macro (documenti, piccoli oggetti) molto dettagliati.
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Costruzione: Il corpo è interamente in metallo, con una finitura cromata satinata che le conferisce un aspetto estremamente professionale e solido.
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Filtro Integrato: Molti modelli dispongono di un piccolo filtro giallo incorporato che può essere inserito davanti all’obiettivo tramite una levetta, ideale per aumentare il contrasto nelle foto in bianco e nero.
Note per l’uso e Collezionismo
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Pellicola: Utilizza caricatori speciali per pellicola 16mm. Oggi è possibile utilizzarla tagliando della normale pellicola 35mm o acquistando rullini da 16mm da rivenditori specializzati in fotografia analogica.
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Mirino: È un mirino ottico galileiano che fuoriesce dal corpo macchina o è integrato, a seconda della variante specifica.
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Batterie: Non sono necessarie. L’esposimetro al selenio genera la propria energia dalla luce (anche se, dopo oltre 60 anni, molte cellule al selenio potrebbero essere meno reattive o esaurite).
È un oggetto affascinante che rappresenta l’era d’oro del design industriale giapponese, quando la miniaturizzazione era la sfida tecnologica principale.






